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I SACCONI

LA PROCESSIONE DEL CRISTO MORTO

L'origine della suggestiva processione risale ai movimenti laici penitenziali del XIII secolo. Dalla metà del duecento in molte città, soprattutto dell'Italia centro-settentrionale, presero vita varie confraternite religiose. I membri di queste confraternite venivano chiamati "disciplinati", "battuti", "flagellanti"(dall'atto fisico del flagellarsi) oppure col termine più popolare "sacconi", dal grande saio col quale gli iscritti alle confraternite erano soliti vestirsi in occasione di cerimonie e processioni. Ad aprire la processione sono gli uomini delle "battistrangole", uno strumento di legno percosso alternativamente su ogni lato da maniglie di ferro che provocano un suono sordo e lugubre. Alle spalle di questi uomini il primo incappucciato reca in mano un teschio a rappresentare il luogo della crocefissione, in ebraico Golgota. Seguono i confratelli che mostrano tutti gli altri simboli della passione.

FOTO MASSIMO BARDELLI

 

DA: "COSE D'ALTRI TEMPI"

I sacconi; ricordi di Guido Giovannini

...Il periodo pasquale, poi, era scandito da riti che coinvolgevano particolarmente noi ragazzi, e penso alle campane, che, non potendo suonare, venivano sostituite dal frastuono delle raganelle, delle tavolette sulle quali sbatacchiavano delle maniglie di ferro, dei bastoni picchiati con forza sul pavimento della chiesa da noi giovani, felici e scalmanati, o ai "sepolcri" da visitare il Giovedì Santo, a S. Pietro, a S. Chiara, alla Pace e, il più suggestivo di tutti a S.Francesco, con la sua erta scalinata, gli angeli dipinti su tavole ritagliate e i simboli della Passione, quelli che il giorno dopo i Sacconi avrebbero portato in processione, appoggiati sui gradini... Ma l'avvenimento più importante, atteso con l'ansia più febbrile, scrutando anche il cielo, sperando che non piovesse, era la grande processione del Cristo Morto, quella che percorreva tutte le vie del paese, partendo dal Castello, attraversando tutto il Borgo e ritornando, con i Sacconi in testa. Già la settimana pecedente eravamo andati nella sagrestia di S. Pietro per prendere un saio che si adattasse alla nostra corporatura ed un cappuccio che le nostre madri avrebbero poi lavato. Più o meno eravamo sempre gli stessi, con un lento ricambio generazionale: i padri portavano i figli, che iniziavano a sfilare nelle prime file ed arretravano di anno in anno, crescendo ed andando a sostituire chi non ce la faceva più a percorrere a piedi tutti quella distanza, o che scompariva. Per tutto il Medio Evo, penso fino agli albori dell'età moderna, probabilmente quello stesso saio era appartenuto ad uno dei membri della Confraternita penitenziale e segreta dei Sacconi: indossandolo e camminando lentamente, in doppia fila, davanti al catafalco del Cristo Morto, con in mano i simboli della sua passione e della sua morte, il martello, i chiodi, i flagelli, il gallo, la corona di spine, il calice di fiele, la scritta, la veste, ed altri che certamente ho dimenticato, anche noi ci sentivamo immersi in una ineffabile atmosfera di rito e di mistero. A notte fonda, terminata la processione, il saio veniva ripiegato e , un pò a malincuore, riposto in un grande armadio, nella sagrestia di S. Pietro, sotto l'occhio vigile di Roberto, il sagrestano. Nonostante la stanchezza, il mio pensiero volava già alla Pasqua successiva, e cercavo di metterlo nella posizione che mi avrebbe consentito di ritrovarlo, il prossimo anno.